5.03.2011

Tamagotchi vs. il famoso pioniere della critica al virtuale

Guardavo la TV come al solito sovrappensiero e come solitamente faccio quando guardo la TV sovrappensiero, mi sono ritrovata ad osservare uno spot pubblicitario su una di quelle nuove consolle di gioco. Non so se l’avete vista o ne siete informati ma la nuova Play Station 3 non ha non ha più il joystick con sensore di movimento, ma un sensore di movimento istallato direttamente sulla consolle, con un raggio d’azione ampio tanto da captare un qualunque movimento nei pressi dello schermo televisivo, è capace di riprodurre ogni vostro movimento nel vostro televisore. Per chi non ha capito una pippa di ciò che ho detto preciso che non è che se vi grattate il culo esce in mondovisione, al massimo vien fuori sul monitor del vostro televisore, in pratica il personaggio che interpretate in quel momento tenderà a grattarsi il culo perché voi gli comandate di farlo, ma calma, non voglio parlare di grattate di culo in questo intervento, magari ci penso per il prossimo.
Senza andar ancora troppo per le lunghe, guardavo la TV sovrappensiero durante lo spot di questo aggeggio e per spiegarne il funzionamento mostravano un bambino steso a pancia in su sul tappeto di fronte al suo televisore, il quale gli mostrava di rimando un cucciolo steso a pancia in su che imitava i suoi movimenti, che se non stessero spiegando cosa fosse avrei certamente pensato che il bambino avesse qualche rotella fuori posto. Insomma ‘sto cazzo di bambino giocava con un cucciolo virtuale che lo imitava e gli faceva le feste! Aaaah, ci siamo arrivati!
E’ stato in quel momento che ho ricordato la frase di un celebre dottore di cui nessuno ricorda il nome, neanche io, che disse: “Perché fate giocare i vostri figli con questi cuccioli virtuali? Ma comprategli un cane o un gatto o un coccodrillo o un animale qualunque e lasciate che impari ad interagire con il mondo reale!”. Questo grande pioniere della critica al virtuale esalò questa straordinaria perla di saggezza una decina d’anni fa, quando in voga c’erano i malefici e indimenticabili Tamagotchi.
Ma ve li ricordate? Con un nome impossibile da scrivere, questi aggeggini furono inventati nel lontano 1996 dagli allora misteriosi giapponesi, a cui oggi auguro che tutti gli Dei della Terra possano portare aiuto dopo il megacataclisma e il megadisastro atomico che la storia mondiale è costretta a segnare sul calendario.
All’epoca i giapponesi erano per tutti un popolo misterioso tanto quanto erano all’avanguardia, sfornavano oggetti dall’aspetto ambiguo, dai colori accesi e dai nomi improponibili proprio come il soggetto di questo intervento: il Tamagotchi (foto illustrativa di seguito).



Il piccolo aggeggio rappresentava un uovo, nello schermino, piccolo a sfondo grigio, compariva un piccino ovetto che schiudendosi dava alla luce un altrettanto piccolo pulcino, costituito tecnologicamente da una grafica oggi obsoleta fatta di piccoli pixel neri comunemente conosciuti come “quadratini neri”. Il malcapitato che in un attacco di demenza senile spendeva un patrimonio per comprarlo (perché non costava poco!), aveva il compito di accudire il nascituro come fosse un vero cucciolo, doveva dargli da mangiare due o più volte al giorno, farlo divertire, addestrarlo, curarlo quando era malato e spalargli la merda dal culo quando cacava.
Il piccolo inidentificabile pulcino a quadratini neri comunicava attraverso piccoli suoni tipo “bip-bip”. Dopo la sua lunga carriera di cucciolo domestico virtuale, il pulcino che si sarebbe evoluto in più o meno tre forme diverse pur restando misteriosamente sempre un pulcino, tirava le cuoia, ma la tristezza durava poco, dalle sue ceneri spuntava fuori un nuovo uovo e il gioco ricominciava.
All’epoca io ero una bambina e come tale volevo il gioco del momento, volevo anche io il mio cucciolo virtuale come tutti, ma ovviamente mio padre non avrebbe speso quella cifra neanche avessi minacciato di dimostrare di saper volare dal balcone del quinto piano, così mi fu comprata una versione tarocca, a me e a mia sorella ovviamente. Il mio cucciolo, essendo tarocco, non era un pulcino ma un cane, riconoscibile dalle classiche orecchie nere, per il resto era un grumo indefinito di quadratini neri, a mia sorella andò meglio, il suo era un pulcino, ma alla seconda evoluzione diventava misteriosamente un drago, il che suscitò in noi qualche dubbio esistenziale.
Il Tamagotchi, promotore del all’ora inimmaginabile cellulare, era vietatissimo portalo a scuola e all’ora gli insegnanti si ascoltavano sul serio, mica come oggi che parlano ai muri. Qualcuno aveva provato a portarlo in classe per mostrarlo ai compagni, ma il malefico pulcino, in un attacco di protagonismo, emise in “bip” che fu subito intercettato dalla maestra, sequestrato e restituito alla prima riunione utile scuola/genitori, ma alla restituzione il pulcino Pitty era schiattato da un pezzo e la maestra aveva nominato il nuovo nascituro Amedeo, come il suo ex-marito, capirete bene dunque quali immense torture il piccolo avesse subito e con quale stato di stress fu restituito al suo legittimo proprietario. La maestra fu infine arrestata dalla protezione animali.
Io e mia sorella lasciavano a casa i nostri, al ritorno ritrovavo il mio cane sommerso da dodicimila tonnellate di merda e in preda al un forte attacco di peste bubbonica, che manco il dottore virtuale sapeva come curare. Dopo aver spalato merda e aver curato il cucciolo, lo rifocillavo e quello per tutta risposta cacava di nuovo, era un grumo di quadratini neri di merda il mio Tamagotchi! Quello di mia sorella invece non sopravviveva alla mancata attenzione e schiattava, c’è stato qualche temerario che è riuscito a sopravvivere ma solo nei week end.
Dopo tre settimane a spalare merda e a dargli da mangiare alle tre di notte (perché il mio cucciolo era uno stronzo e mi svegliava in piena notte perché voleva mangiare), lo abbandonai. Lasciato solo a se stesso il cucciolo schiattò una decina di volte in totale, poi lo scaraventai in uno di quei cesti per i giocattoli perché continuava a svegliare tutti in piena notte e li trascorse i suoi ultimi dieci anni prima di essere definitivamente cestinato. Il Tamagotchi di mia sorella non so che fine ha fatto, di lui si perse ogni traccia, alcune voci di corridoio, giunte dal bagno delle Barbie, lo vedono alle Maldive, dal furgone degli omini della Lego si dice che sia morto da anni, gli scagnozzi degli ovetti Kinder sostengono che governi il traffico di droga pugliese.
In ogni caso, al termine delle tre settimane di convivenza tra me e il mio Tamagotchi tornai a giocare con i miei amici preferiti, allora c’erano Ulisse il mio cane, che amava versarmi la sua ciotola d’acqua addosso, Birba la all’ora cucciola di mia nonna, oggi nonnetta che non vede, non sente e inciampa sulle sue stesse zampe, Camilla e Lunedì le tartarughe d’acqua che adoravano rosicchiare le dita di Ken, i due pesci gatto dell’acquario che amavano guardare la televisione (vi giuro che la guardavano sul serio!) e Titti il canarino che borbottava parolacce ogni volta che vedeva entrare nella sua stessa stanza mio padre.
Il dottore celebre, di cui nessuno ricorda il nome, aveva ragione: lasciate giocare i bambini con dei cuccioli veri e non con quelli virtuali, vi garantisco che sono esperienze che segnano più di un grumo di quadratini neri che riesce a sfornare dodicimila tonnellate di merda in cinque ore.

6 commenti:

  1. MADDYYYYYYYYYYYYYYYY uahahahahahahahaahah ti adoro!!! pezzo bellissimo :D

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  2. E menomale che voi prendevate con filosofia la dipartita della bestiola virtuale. Lo scandalo venne fuori dal Giappone stesso, in cui, credo il solito dottore rilevò preoccupanti casidi crisi vere e proprie in bambine convinte di non essere delle brave future mamme.
    Cioè, a 10 anni non è che hai questo spiccato senso materno da dire vaffanculo a uscire perché sennò il mio canino strabuzza dalla merda e poi schiatta.
    Magari è figlia di uno che l'estate prima ha mollato il cane vero sull'autostrada per andare in vacanza e poi compra il Tamacoso alla figlia perché sente la mancanza di un animale domestico. U___U

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  3. Santi numi! 'Sta cosa della bambina depressa non la sapevo! La gente è matta davvero, oggi ho sentito di una ragazzina che si è impiccata per Edward di Twilight, a quanto pare voleva che il suo spirito si ricongiungesse nell'al di là con Ed. Ma non mi pareva che morisse Edward nell'ultimo libro... al contrario pare che vivesse in eterno felice e contento. Bò!

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