10.06.2011

Lettera

Oggi è il tuo 55° compleanno. Martedì, da grande masochista quale sono, mi sono messa a cercare delle nostre foto sul computer. Neanche una di noi due, in 7 anni non ne abbiamo mai fatte. Questo però non vuol dire che non ci volessimo bene. In compenso ne ho trovata una di quando siamo stati ad Assisi. Eravamo appena arrivati al B&B e mentre gli uomini scaricavano le valigie io facevo degli scatti allo stabile, in uno di quegli scatti ci sei tu, che mi saluti, un saluto solo per me, tutto per me. Hai sul naso i tuoi Ray-Ban e i capelli biondi perfettamente ordinati. Quando l'ho vista sono rimasta impietrita per un pezzo e ho pensato a noi.
Ci siamo conosciute subito noi 7 anni fa e nonostante qualche "incongruenza" di pensiero ci siamo sempre volute bene. Quante volte ci saremmo abbracciate in 7 anni? Non lo ricordo, però so che non sono poche. Ricordo benissimo com'è tenere la tua mano nella mia, era ruvida la pelle della tua mano, segno inconfondibile di tutte le mamme che stanno dietro i fornelli. 
Ti ricordi quando mettevo quelle calze pesanti con i fiocchetti di raso sotto la gonnellina a fantasia scozzese? Mi chiamavi La Bambolina. Io per tutta risposta ti chiamavo Angelina.
Mi fa male anche solo scriverlo il tuo nome.
L'anno scorso abbiamo passato il Capodanno insieme, mi ricordo ancora il momento dei fuochi, quando ce ne stavamo alla finestra vicino l'Albero di Natale. Ci siamo abbracciate quella sera e mi sono accorta di quanto ti eri rimpicciolita. Non dimenticherò quello che mi dicesti quella sera perchè è come una pugnalata ripensandoci ora.
Ho tanti pensieri confusi, ricordo a sprazzi le cose, è come se mi stessi risvegliando ora da tutto.
Ieri mi hanno fatto ritoccare una tua foto, sai quella con Piero? Quella dove sei bella? Ecco proprio quella foto. Mi sono ricordata di quando è stata scattata. Sarò stupida io ma nonostante tenessi la tua foto spiaccicata sul monitor e ingrandita a dismisura non sono riuscita a guardarti negli occhi. Ti ho guardato la bocca, le lentigini, i capelli, il collo, anche il trucco che avevi sugli occhi, ma le pupille proprio non ci sono riuscita.
Ogni giorno guardo Tiziano e in lui vedo distintamente (li ho sempre visti comunque) tutti i tuoi tratti. Lui probabilmente non si rende conto che ti vede ogni mattina guardandosi allo specchio. Ha anche alcune tue espressioni. Ho sempre saputo di tutto questo ma adesso la differenza è che fa male.
Ogni mattina (oggi in particolare) mi alzo con un nodo alla gola che in situazioni normali mi farebbe scoppiare in lacrime subito, ma non posso. Certe volte questi giorni mi sono sfogata venendo a lavoro, così chi mi vedeva era gente sconosciuta. Non posso cadere Angela. Chi lo reggerebbe Tiziano? E chi reggerebbe Piero?
Non faccio che ascoltare la canzone che ti ho dedicato nell'intervento scorso. Elvis aiuta ad alleviare il dolore e anche ad amplificarlo in alcuni casi.
Ho pensato all'ultimo momento che ci siamo viste, ti avevo carezzato i capelli ormai color argento e tu mi avevi accennato un piccolissimo sorriso, quando ti ho toccata di nuovo dopo quella volta la tua mano era fredda e rigida. 
Penso al tuo corpo, lì dov'è adesso, e mi fa tremendamente rabbia sapere che sei lì, che di te non c'è nulla sulla Terra, che non sei stata rimessa in circolo, che non puoi scendere dal cielo con la pioggia, che non posso respirarti con l'ossigento, che non puoi carezzarci con il soffio del vento e sgridarci con il rombo dei tuoni. Sei lì e per me, che ho dubbi sull'esistenza di un'altra vita come la si intende generalmente, è un dolore atroce. Per me è che se fossi imprigionata, come se la tua anima fosse rinchiusa in quattro mura di cemento.
So che ci sarai sempre comunque, in un modo o nell'altro. 
E' strano e doloroso sapere che non sei al tuo posto. Ogni giorno guardo l'asfalto dove cammino e penso che lì ci sei passata anche tu, ogni giorno penso a quello che avremmo potuto fare insieme e che adesso non faremo mai. Sono triste, ma so che prima o poi, quando vorrai, verrai a salutarmi in sogno, proprio come mi saluti nella fotografia di Assisi.

Sento già la tua immensa mancanza.
Non ho avuto l'occasione di dirti che ti voglio bene.

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