10.14.2012

La regina delle poesie

Non sono mai stata un'amante della poesia, l'apprezzo certo, ma non la amo. Preferisco un bel testo scritto come si deve, un libro, un romanzo, una storia, un racconto, ma non una poesia. Troppo astrattismo (in particolare per le poesie moderne), troppo spazio all'interpretazione. E' come guardare uno di quei quadri astratti di oggi che si trovano nei bar o negli studi medici: più li guardi, più ti confondono le idee.
Qualche volta ho anche provato a scrivere dei versi, nella speranza di comprenderne la bellezza, ma mi sono solo divertita a fare delle rime e niente di più. 
Sarà brutto e cattivo da dire, ma non mi piacciono quei blog di sole poesie che si trovano spesso nel web. Tante volte la gente che le scrive non si rende conto di buttar giù delle autentiche cagate che non hanno né capo né coda. Mi è sempre stata detta una cosa dal mio professore di disegno tecnico a scuola, ed io ne ho fatto un'autentica regola di vita. Diceva: quando devi fare qualcosa destinata alla comprensione altrui è inutile farla in modo che poi tu debba spiegarla, vuol dire che non hai saputo trasmettere il tuo pensiero. Devi fare in modo, invece, che l'osservatore/lettore/ascoltatore capisca subito quello che gli vuoi trasmettere, senza dover spendere altre parole per spiegarlo". E secondo me la poesia è così: se la scrivi in modo che solo tu, scrittore, ne possa interpretarne il significato, allora sappi che hai scritto una cagata.

Nonostante abbia letto tutti i capolavori della poesia italiana dal duecento ai giorni nostri (esiste proprio un libro chiamato I Capolavori della Poesia Italiana dal duecento ai nostri giorni) l'unica poesia che abbia mai catturato la mia attenzione è L'Infinito, di Giacomo Leopardi. Secondo me è la poesia più bella di tutti i tempi, la regina di tutte le poesie del mondo... ma si sa che alla fine è un fatto soggettivo.

E la vostra poesia preferita qual'è?
Intanto vi omaggio con L'Infinito, buon ascolto (consiglio di tener gli occhi chiusi).


11 commenti:

  1. Lo sai che questa è la mia preferita, credo di averlo sempre detto.
    Per un'atea come me, una poesia del genere, scritta da un ateo (per quanto a quel tempo una persona lo potesse essere fuori, ma dentro, dove nessuno può guardare, Giacomo lo era) è il massimo della bellezza.
    Parla del tempo passato, del presente, ma se ci fai caso non accenna minimamente ad un futuro. E non credo non lo abbia fatto perché malato e storpio lui credesse di non averne, bensì perché il futuro è evanescente, ancora impalpabile, in continua possibilità di mutamento. Nel futuro niente è certo (e se solleverò lo sdegno di chi crede negli oroscopi, o peggio, in chi li fa, me ne sbatto) e ciò che ancora non è, ciò che non si può ancora vedere, toccare, non è possibile nemmeno parlarne. Il "guardo" ne è escluso e la parola è giusto che attenda.
    Illazioni tante, ma lui era una persona di una cultura pazzesca e solo gli ignoranti credono nelle fiabe fino a vecchi.

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  2. Hai pienamente centrato il mio punto di vista! Un'altra cosa che mi colpisce in questa poesia è la posizione dell'uomo nel mondo: "Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura". Cioè rappresenta l'uomo nel mondo: un puntino pressoché insignificante, un niente, incapace di cogliere il suo futuro, in balia degli eventi, rassegnato ad affrontare ciò che sarà, nel bene e nel male, senza avere troppi poteri decisionali. Bò, sarò io che interpreto troppo ma mi piace! XD

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  3. c'è forse pur da dire che l'infinito che "spaura" è quello che lui trova dentro di sé (perché in effetti la siepe lo sguardo glielo limita)...

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  4. Vero! Questa è la poesia più profonda del mondo... continuo ad innamorarmene ad ogni interpretazione, ad ogni ottica. *__*

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  5. tu pensa che quando sono stato a recanati in gita con la scuola, ho comprato una serigrafia di questa poesia, credo sia sempre stata la mia preferita :D anche io non sono un grande amante delle poesie, preferisco di gran lunga un romanzo scritto bene, sarà che io leggo soprattutto per svagarmi e preferisco leggere qualcosa di non troppo complicato XD comunque, mi sento di consigliarti un paio di poeti latini, Quinto Orazio Flacco e Marco Valerio Marziale, che anche se sono appunto dell'età romana, penso proprio possano piacerti, soprattutto il primo :)

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    1. Mi hai fatta incuriosire! Hai brani da consigliarmi in particolare? :)

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    2. Marziale ha scritto solo Epigrammi, ma in quantità industriale XD quindi basta che cerchi Epigrammi (non farti ingannare dal nome, non sono tutti elogi funebri, anzi, quasi nessuno lo è XD), per quanto riguarda Orazio, i miei preferiti sono le Satire e le Odi, però diciamo che tutta la sua produzione è ottima ;) ti dico solo che Orazio è colui che ha reso famosa l'espressione Carpe Diem (tratta dal primo libro delle Odi)perciò merita ;)

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    3. Perfetto, andrò sicuramente a spulciarmeli. Grazie! *__*

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  6. Condivido il tuo pensiero sulla poesia.
    A me sono piaciute sempre molto le poesie di Prevert, ma quando hai chiesto la poesia preferita, un'altra mi è venuta in mente: "Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" (Soldati, Ungaretti)

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    1. Quella la ricordo, l'ho studiata a scuola. :)

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  7. A me piacque molto anche NOVEMBRE di Pascoli:

    "Gemmea l'aria, il sole così chiaro
    che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
    e del prunalbo l'odorino amaro
    senti nel cuore...
    Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
    di nere trame segnano il sereno,
    e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
    sembra il terreno.
    Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
    odi lontano, da giardini ed orti,
    di foglie un cader fragile. È l'estate
    fredda, dei morti."
    Soprattutto l'ultima quartina...

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