4.01.2013

Statistiche

Io sono un tipo da statistiche, perché le statistiche non mentono mai, anche se sono fredde e calcolatrici.
Pasquetta 2013. Intorno ad un tavolo 12 persone tra i 25 ed i 30 anni. 1 laureando, 4 laureati e 7 diplomati.

Il laureando non fa statistica perché non ha ancora concluso il suo percorso istruttivo.

Tra i 4 laureati ci sono:
1 lavoratore indipendente;
3 disoccupati.

Tra i 7 diplomati ci sono:
3 lavoratori indipendenti;
3 lavoratori dipendenti (di cui 2 a tempo indeterminato ed 1 a tempo determinato).
1 cassintegrato.

Questo è uno scorcio qualunque dell'Italia di oggi. Nulla contro i laureati ovviamente, ma le statistiche non sbagliano e sono sicura che situazioni di questo genere sono facili da riscontrare in ogni parte della nostra nazione. I fatti parlano chiaro: 
su 4 laureati ne lavora 1 solo che è indipendente, mentre su 7 diplomati ne lavorano 6 con 1 in cassa integrazione.
Crisi o no traete voi le vostre conclusioni, io mi astengo, dico solo che per chi studia... è molto, molto triste.

17 commenti:

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    1. :(
      Ci vole solo forza, coraggio e tanta voglia di adattamento. Incrocio le dita per tutti i laureati che sudano sui libri e per tutti i diplomati che rischiano di restare a casa. Dobbiamo tenere duro!

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  2. Osservazioni argute, cara Madoka; per completarle si dovrebbe sapere se i laureati discoccupati hanno cercato solo lavori da laureati o anche di livello diploma, che non c'è niente di male, per capire se in tal caso la laurea gli sia stata addirittura di ostacolo; ciao

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    1. In alcuni casi si e in alcuni casi no... ci avevo pensato anche io infatti. Diciamo che è al 50% esatto effettivamente. Forse avrei dovuto inserire il dato nella statistica effettivamente.

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  3. Hai ragione. È tristissimo.

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  4. diciamo che, come dici tu,il 50% dei laureati trova veramente il lavoro per cui ha studiato(o che magari ha collegamenti con essi) ma il restante se vuole sopravvivere deve adattarsi a fare altro che ad un certo punto si chiede "ma chi me l'ha fatto fare di studiare se poi devo fare tutt'altro nella vita?" e cominciano i ripensamenti. Io se tornassi indietro però rifarei tutto di nuovo, forse ora come ora sceglierei un altro corso di laurea perchè con il tempo acquisisci nuovi interessi e magari capacità, ma ancora mi metterei lì a studiare perchè è una cosa che volevo. La cosa brutta sai qual'è? aldilà del fatto che vedi un diplomato che lavora e un laureato no (senza nulla togliere al diploma eh, però insomma la laurea è una cosa piuttosto impegnativa, si fanno diversi sacrifici e inteoria dovrebbe darti un qualcosa di più, quindi diciamo che a differenza di un tempo viene poco considerata ormai) ma è l'età. Uno che finisce le superiori a 19-20 anni viene assunto più facilmente, anche se non ha esperienza, perchè lo mettono a fare uno stage, un apprendistato e cmq per l'azienda non è un costo elevato.Ad un laureato di 25-26 anni viene chiesta spesso l'esperienza ed è considerato quasi troppo grande per fare alcuni lavori e quindi scartato. senza contare che magari avendo la laurea ha una qualifica in più quindi magari bisogna dare uno stipendio adeguato. Come sempre, è il sistema che è sbagliato...sopratutto quello della meritocrazia. Io vedo la differenza con le mie amiche, loro dopo le superiori hanno iniziato tutte a lavorare, adesso sono 10 anni che lavorano e hanno il posto fisso, io che ho scelto di studiare e ho trovato lavoro(stagionale) successivamente, vado avanti con la speranza che ogni anno mi chiamino. Ma sono contenta della mia scelta di studio. Ad ogni modo posso darti una statistica del mio posto di lavoro: nell'ambito dove sono io siamo in 13 di cui 8 laureate...quindi alziamo un po' la media! :)
    PS: scusa il mega papiro!
    Stefy

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    1. Macchè, figurati! Sai che amo le cose lunghe! XP
      No, comunque hai ragione. Trovo molto ingiusto che chi ha studiato tanto debba faticare così tanto per trovare il lavoro per cui ha effettivamente sudato sui libri. Molti, come hai fatto tu, si sono dovuti "arrangiare" in altri modi.
      E' dura sapere che nei paesi anche meno "lustri" del nostro le cose vanno in maniera completamente diversa.
      Ho sentito molti titolari dire: "Io un laureato non lo assumo. Quanto mi verrebbe a costare? Mi prendo un ragazzo più giovane, che ha meno pretese e si accontenta di uno stipendio più basso e che non abbia un alto titolo di studio e vado avanti".
      Purtroppo va così.

      C'è anche il risvolto della medaglia però. Tra i laureati c'è tantissima gente che ci ha messo secoli a prendere il suo titolo. Io posso capire uno, due anni di ritardo, ma non di più. Con tutto il rispetto ma se uno sfora gli anni di studio già di tre anni per me non merita di stare dove sta. E va bene che la laurea nobilita eccetera, ma fino ad un certo punto eh! Dopotutto non tutti sono portati per lo studio e bisogna anche essere onesti con se stessi secondo me. Se uno non ce la fa allora non merita. Che razza di "dottore" sarà quando uscirà dall'università? Con la lentezza di apprendimento e svolgimento che ha con quale mondo del lavoro si potrà mai rapportare? Secondo me dopo uno sforo di più di due anni le università si dovrebbero liberare di questi pesi morti e dare la possibilità d'ingresso ai più meritevoli. Ci vuole più coerenza secondo me, anche perché in un Paese non è normale avere così tanti laureati. E i mestieri più umili chi li fa? Poi ci lamentiamo degli immigrati!

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  5. A Cuba la nostra guida turistica era dottore in biologia; svolgeva il suo lavoro con professionalità e slancio; forse la mentalità dovrebbe essere questa; siccome non possiamo essere tutti "scienziati", è bello che studiamo e ci prepariamo su ciò che vorremmo fare; ma se poi il mercato del lavoro non ci offre l'opportunità che speravamo dobbiamo farcene una ragione e accettare con responsabilità anche un lavoro meno prestigioso. A parte questo, io sono per il reddito di cittadinanza, per cui lavoratore o no ognuno ha diritto al necessario per vivere dignitosamente (non in denaro ma in beni e servizi). Bella discussione.

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    1. Sono pienamente d'accordo. Se il mercato non offre bisogna farsene una ragione. Tutti hanno un'aspirazione ma non per tutti è possibile realizzarla, forse è brutto da dire ma è così che va davvero il mondo. Il fatto di avere un titolo di studio però, sempre più spesso, sta diventando una giustificazione al "non adattarsi".

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  6. Ah dimenticavo! Dalla statistica di Madoka emerge una disoccupazione del 10% circa (1 su 11), per cui spiace dirlo è un paradosso, ma il suo è un ambiente fortunato, visto che i dati parlano di una media, in Italia, del 37%...

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    1. Incredibile, ho avuto pure una statistica ottimistica! XD

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  7. è vero, quando si inizia l'università bisogna rispettare i tempi o stare entro certi limiti. Per quanto ti posso dire della mia esperienza, la carissima signora Moratti fece una riforma del beeeep per cui nel mio corso di laure mi sono ritrovata 40 esami. Non 20-25...40. Ora come diavolo fa uno a finire l'università in tre anni tenedo conto che hai solo 3 sessioni di esami all'anno, fare più di tre esami a sessione risulta difficile ma sopratutto ti ritrovi che gli esami li fanno lo stesso giorno e magari alla stessa ora!(io una volta ho fatto due esami in un giorno, sono tornata a casa con la nausea). Senza contare che magari un esame non lo passi e devi rifarlo e quindi perdi altro tempo, devi fare il tirocinio, devi fare la tesi...troppa, troppissima roba. Bisogna snellire il sistema, farlo più incentrato su determinati argomenti ed evitare quello che può essere superflio(tipo a me che facevo beni culturali, che me ne fregava di fare botanica e imparare come sono fatti i legni? o tipo perchè di storia dell'arte dovevo dare 5/6 esami quando i corsi erano solo 4 perchè bisognava fare anche delle integrazioni extra?) io ho iniziato l'università a 19 anni, il primo anno ho dato solo 5 esami perchè ancora non mi orientavo ed essedno alla prima esperienza ancora cerchi di capire come funziona, mi sono laureata a 24-25 anni ma anche se avessi finito in tempo cmq c'è sempre la specialistica che ti porta a finire a 25-26 anni. E poi diciamocelo, se fai 11 esami all'anno non hai più una vita :P Ci deve essere equilibrio sia da parte dello studente che da parte dell'università.

    (e ancora ho fatto il papiro XD)

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    1. Guarda il fatto del prolungamento e dell'allungamento dei tempi è uno specchietto anticipato di quello che poi sta fuori. Non so voi ma in Italia vedo davvero tanta, tanta, troppa burocrazia, troppi tempi morti, troppe attese. C'è da snellire un pò tutto nel nostro paese e le università sono tra le cose che dovrebbero essere riviste.
      E' ridicolo! Avevo un amico del Marocco che si era aperto qui in Italia una fruttuosa attività commerciale, non appena ha avuto i soldi ha chiuso tutto ed è fuggito per tornare nel suo paese. Ha detto che con i soldi che spendeva da noi di tasse e di attese in Marocco apriva una catena di negozi... e così ha fatto!
      E' umiliante.

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  8. adoro il tuo blog! e sono appena arrivata

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    1. Grazie mille Elisabetta! Q__Q
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