12.30.2014

Il seggio vacante - J.K. Rowling

Ho terminato da poco Il seggio vacante di J.K. Rowling e contrariamente alla critica collettiva, a me questo libro è piaciuto. Certo, ci ho messo mesi per terminarlo, cosa che non è da me, e lo avrei immaginato più come un film che come un libro, ma non mi è dispiaciuto affatto. Chi ha reputato brutto questo libro lo ha fatto per due motivi:
1. Abbagliati dal grande Harry Potter, si sono ritrovati delusi nel leggere una storia così normale, tanto da sembrare quasi sciatta e scolorita;
2. Non hanno mai provato a scrivere un racconto.


Ammetto che forse zia Row ha toppato con l’argomento, forse non è il suo genere, ma stimo gli scrittori che cercano di “emanciparsi” piuttosto che restare radicati in uno stile prestabilito come fanno autori come ad esempio John Grisham e Stephen King. Apprezzo questo suo tentativo, è ovvio che sta cercando stili alternativi.
Non posso poi restare indifferente sulla tecnica perfetta. La narrazione come al solito è scorrevole e piacevole, ma è la tecnica quello che più mi ha affascinata. Ha intrecciato le vite di una dozzina di personaggi in maniera indissolubile e quasi senza che se ne rendessero conto, ne’ i personaggi stessi ne’ il lettore, ha spiegato non solo il loro carattere, ma anche le loro emozioni, ciò che li spingeva a ragionare in un certo modo, le loro paure, i loro più reconditi segreti. Chi come me è arrivata a finire il libro, si sarà sicuramente reso conto che verso i capitoli finali la scrittrice non aveva bisogno di spiegare perché quel personaggio compiva quell'azione. Il lettore era già consapevole di ciò che il personaggio pensava ed il perché lo faceva.


Penso che la gente dovrebbe non solo leggere i racconti, ma vedere anche come vengono scritti. La critica ha demolito questo libro solo perché i lettori si fermano troppo alla storia in superficie, ma la bravura di uno scrittore non sta solo nello scrivere una storia particolare e nuova, ma anche per come la racconta, perché il metodo di scrittura è invisibile ma è quella l’arte della stesura di un testo, altrimenti scriveremmo tutti articoli di giornale.

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